Un’esperienza che ti cambia

Venerdì 19 giugno, alcuni dei nostri Volontari hanno avuto l’occasione di ascoltare l’esperienza vissuta dal nostro amico Alessio, partito come sanitario con il primo contingente Croce Rossa, in risposta all’emergenza covid19, nell’attività connessa all’assistenza e alla sorveglianza sanitaria dei migranti soccorsi in mare.

Partito il 14 maggio da Roma, destinazione Porto Empedocle, e rientrato il 6 giugno. Partenza comunicata con poche ore di anticipo ed un imbarco durato ben 21 giorni.

Ascoltare il suo racconto è stato per tutti noi un grande privilegio. Dal momento in cui ha saputo della partenza imminente, la preparazione, il viaggio, l’incontro con gli altri colleghi e i tanti giorni vissuti sulla nave, un racconto all’apparenza semplice, ma che a distanza di giorni provocava ancora un forte tempesta di emozioni. Un lavoro duro, che a tratti si fa ancora fatica a raccontare, decisioni importanti da prendere sul momento, emozioni indelebili e la consapevolezza di essere partito con dei colleghi e di essere tornato con degli amici.

Una missione che, parole di Alessio, ha rappresentato un momento di grande crescita, interiore e professionale. All’interno del nostro Comitato, Alessio ricopre il ruolo di responsabile della formazione e coordinatore sanitario. Finora le missioni alle quali aveva partecipato erano state di altra natura, un sanitario che parte con il suo equipaggio, con un’ambulanza e strumenti che conosce bene. Ma questa esperienza è stata di altro tipo.

Essere parte del primo contingente Croce Rossa ha voluto dire partire con la consapevolezza di essere i primi a vivere quell’esperienza, senza poter chiedere a qualcuno cosa sarebbe accaduto o come sarebbe stato opportuno comportarsi. Ma un team forte e la preziosa collaborazione tra tutte le realtà coinvolte, hanno permesso a tutti di essere lì insieme, uniti da un obiettivo comune.

Tendere una mano a chi ha bisogno di aiuto e se quel braccio indossa l’emblema di Croce Rossa, allora quella sarà un’immagine impressa a vita nella propria memoria. La memoria di uno dei mediatori culturali presenti sulla nave e che ha scelto di essere di aiuto indossando proprio quell’uniforme che gli ha salvato la vita. Il soccorso, l’assistenza medica e psicologica sono stati possibili grazie alla presenza dei mediatori culturali. Loro stessi con un passato da migranti e proprio per questi capaci di comprendere e mediare la comunicazione, comunicazione non legata strettamente alla lingua parlata, ma alla cultura. Calarsi nella cultura dell’altro per assisterlo.

Le parole non hanno potuto forse descrivere l’intensità dei momenti vissuti su quella nave, una nave trasformata in Covid Hospital, dove le storie di Alessio e dei suoi colleghi si sono intrecciate alle storie di donne vittime di violenza, bambini e uomini con speranze e desideri semplici. Come semplice è il desiderio di voler studiare e combattere per ottenere quella grande libertà.

Una partenza che Alessio ha affrontato da solo, senza avere al proprio fianco una spalla cui appoggiarsi ma trovando sul proprio cammino delle persone uniche con cui condividere l’esperienza vissuta. Lo abbiamo visto rientrare con qualcosa di diverso, cambiato. Soddisfatto a livello professionale e personale. La sua vita è cambiata e anche il suo modo di lavorare.

Alessio ha chiuso il nostro incontro con una frase, un concentrato di ricchezza e semplicità.

Mi sono dedicato ad una cosa mia ma dandomi agli altri“.

Lunedì 3 agosto 2020, Alessio è in partenza con il quinto contingente Croce Rossa.

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